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mercoledì 23 marzo 2016

La pace raccontata ai bambini

LA PACE RACCONTATA AI BAMBINI



Oggi i bambini sono arrivati al centro, si sono seduti per la merenda e subito ci hanno chiesto:
«Avete visto cos'è successo?».
«Ci sono stati tanti morti? Ma perché?».
La mia collega inizia a ripercorrere tutti i fatti successi e io mi soffermo ad osservare gli occhi dei bimbi che si dilatano, cercando di capire.
«Adesso scoppierà la terza guerra mondiale»,ci dice un bimbo come se questo fosse per lui un dato certo.
«Sai che cos'è una guerra mondiale?», gli chiedo.
Il bambino mi fece no con la testa e poi aggiunge:
«No, ma mi fa tanta paura lo stesso».
Fu in quel momento che mi resi conto che troppe volte diamo per scontato che i nostri bimbi siano grandi abbastanza per comprendere le vicende del mondo. In realtà loro assimilano tutto quello che diciamo anche senza comprenderlo. I bambini, oggi più che mai, hanno bisogno di spiegazioni chiare, di persone adulte che si fermino a spiegare quello che non capiscono e che prestino ascolto alle loro domande e alle loro paure nascoste.
«Cosa possiamo fare noi?», mi chiede una bambina con una voce sottile sottile.
«Portare luce nella vostra vita. Il rispetto, la condivisione, l’amicizia, l’accettazione di chi è diverso da noi, l’accoglienza sono le nostre armi migliori. Il terrorismo e la guerra sono il contrario di tutto ciò. Se nel vostro piccolo cercherete la luce, anche il mondo potrà averne dei benefici», le rispondo.
Come si fa a spiegare la guerra e il terrorismo ai bambini? Credo ci sia un unico modo: raccontando loro che cos'è la pace.

mercoledì 16 marzo 2016

Ad alta voce

AD ALTA VOCE

Non c’è niente di più bello che leggere ad alta voce un libro ad un bambino. Se la storia è entusiasmante, i suoi occhi iniziano a brillare di entusiasmo e si fissano come calamite potenti agli occhi di chi sta leggendo; i suoi sospiri dipendono dalle parole che vengono pronunciate e il tempo si ferma, in attesa che la storia prosegua. È come sedersi insieme su un tappeto magico e volare verso direzioni sconosciute, lasciandosi cullare dal suono delle parole che vengono lette.
Il bambino si affida alla voce e vive le emozioni del testo come se fossero vere; è attento a cogliere pause, intonazioni, accenti e ritmo adottati da chi legge e si lascia trascinare nell’avventura, abbandonandosi totalmente. La lettura ad alta voce diventa un vero e proprio strumento educativo: rinsalda la relazione, permette al bambino di approfondire la sua capacità emotiva ed è un’occasione per dedicarsi l’un l’altro del tempo di qualità e crescere insieme.
“E il  libro diventa l’unico posto nel quale puoi esaminare il più fragile dei pensieri senza romperlo.”
(Cit. Edward P. Morgan)
E si diventa lettori prima ancora di saper leggere e  “ogni libro scelto rappresenta l’inizio di un viaggio dove poter esplorare nuovi mondi e arricchire la propria mente.” (Cit. Emanuela Breda)
Aprite un libro e leggetelo ad un bambino, in un battito di ciglia vi troverete altrove insieme. Sarà come viaggiare stando fermi. Buon viaggio!

giovedì 10 marzo 2016

Il diritto di annoiarsi

IL DIRITTO DI ANNOIARSI



L’altro  giorno al lavoro mi è capitato di fermarmi e di osservare quello che i bambini stavano facendo. L’attività programmata era saltata e loro stavano giocando, gestendosi liberamente il tempo. C’erano bambini coricati per terra che ridevano, una bimba camminava sulle piastrelle blu del pavimento, i suoi occhi brillavano ed era totalmente concentrata nel suo sogno ad occhi aperti:  sembrava un’equilibrista su un filo. C’era chi giocava a un gioco in scatola, chi scriveva il suo diario segreto e chi svolgeva i compiti assegnati per il giorno dopo. Tutti si gestivano liberamente il loro tempo e per combattere la noia davano spazio alla loro fantasia.

I bambini sono sempre incasellati in mille attività che gli adulti hanno scelto per loro. Mi chiedo se questo sia giusto. Credo però che tutti abbiano il diritto di annoiarsi, anche i più piccoli. È proprio quando uno non sa cosa fare che dà sfogo alla sua creatività e crea  scenari fantasiosi che lo fanno  viaggiare lontano senza compiere un passo.

“La società del cento per cento non prevede mai momenti di noia, la società dei consumi propone sempre nuovi rimedi. La noia è una di quelle emozioni che molti genitori tendono a voler evitare ai figli, nella convinzione che sia pericolosa, che il tempo debba essere produttivo, che si debba sempre essere efficienti, anche nel gioco. Eppure la noia è fondamentale per sviluppare una vita interiore, per reimpostare la propria ricerca di scopi, per stimolare l’esplorazione e risvegliare il desiderio. La funzione della noia è di segnalarci che dobbiamo cercare altri stimoli, che abbiamo bisogno di nuovi scopi o di trovare nuovo interesse negli scopi presenti.”
-Michela Fogliani, Alberto Pellai-

“Una certa capacità di sopportare la noia è quindi indispensabile per avere una vita felice, ed è una delle cose che si dovrebbero insegnare ai giovani. Tutti i grandi libri hanno dei capitoli noiosi, e tutte le grandi vite hanno avuto dei periodi non interessanti.”
-Bertrand Russell-

 Che cosa voglio fare? Cosa voglio costruire? Dove voglio andare? Sono domande che uno non dovrebbe mai smettere di farsi.

giovedì 18 febbraio 2016

Occhi che urlano


OCCHI CHE URLANO 






Ci sono bambini che pensano di essere obbligati a recitare un ruolo e quando sono in mezzo agli altri non se ne discostano mai, per paura di diventare improvvisamente invisibili. Loro sono quelli che hanno sempre uno sguardo sprezzante, la battuta pronta e sembrano sicuri di sé e inavvicinabili. Gli adulti con loro sono molto in difficoltà e si sentono presi in giro. Le provano tutte: cercano di spiegarsi, poi, non sentendosi ascoltati, ripetono l’intera questione e alla fine si arrabbiano. Gli adulti non sopportano di essere presi in giro e si irritano sempre se questo accade. Questi bambini sanno che li faranno arrabbiare e fanno di tutto perché questo si verifichi. Si crea un circolo vizioso da cui è sempre più difficile uscirne.


Questi bimbi vivono come se fossero sempre di troppo e cercano di essere guardati, accettando di essere sgridati per ottenere un risultato. Non si mostrano mai per come sono, ma utilizzano delle maschere per nascondere la parte di loro che considerano non interessante.«Se mi sgridi, sai che ci sono e non ti dimentichi di me.» urlano i loro occhi silenziosi.A casa spesso devono esagerare per far sì che i genitori si accorgano di loro e smettano le loro occupazioni giornaliere per dargli un po’ di attenzioni. Hanno bisogno di essere visti e si sentono andare in pezzi se questa necessità non viene rispettata. Farebbero di tutto per ottenere lo sguardo delle persone che amano.

giovedì 11 febbraio 2016

Vuoi giocare con me?

VUOI GIOCARE CON ME?



«Bambini, ma voi giocate con mamma e papà?»
«No, non molto.»
«Mamma deve cucinare.»
«Papà arriva tardi dal lavoro.»
«Mamma è sempre al telefono.»
«Papà alla sera guarda la TV.»
Ho provato a fare questa domanda a molti bambini e le risposte erano sempre le stesse. Credo che sia preoccupante tale evidenza. I bambini hanno bisogno di giocare con noi, e, diciamolo, anche noi abbiamo bisogno di giocare e di tornare bambini con loro.

“Quando giocano, i bambini sono concentrati, cooperativi, creativi… e felici. Il gioco è il modo in cui essi si impadroniscono del mondo, lo esplorano, apprendono dalle nuove esperienze e si riprendono dalle loro piccole e grandi sofferenze. Tuttavia, giocare non è sempre facile per noi adulti, perché abbiamo dimenticato tanto. E a volte ci sentiamo incapaci di entrare in contatto con i nostri figli: da troppo tempo non siamo più bambini.” Lawrence J. Cohen – Gioca con me-

 
A volte si innalzano inconsapevolmente dei muri emotivi tra adulti e bambini e il gioco diventa l’unico modo per farli crollare.
“Quando siamo esausti e al limite delle forze, pensiamo che giocare sia solo uno spreco di energie. Tuttavia se ci mettiamo a giocare con i nostri figli, scopriamo che improvvisamente abbiamo energia per divertirci e per trovare soluzioni creative a problemi spinosi. Se non giochiamo, ci perdiamo molto più del divertimento. Il gioco è il momento in cui i nostri figli rivelano i sentimenti più profondi e le esperienze di cui non vogliono e non riescono a parlare.

giovedì 4 febbraio 2016

Sguardi al presente

SGUARDI AL PRESENTE


Forse non tutti sanno che oltre a scrivere io lavoro in un centro d’aggregazione con bambini e ragazzi dai 3 ai 14 anni. Il mio lavoro mi appassiona e forse è il mio maggiore elemento di ispirazione.
Quali sono i giorni in cui, al lavoro, sento di stare davvero bene? Sono quelli in cui riesco a dedicarmi totalmente ai ragazzi, senza pensare all’attività successiva che dovrò svolgere. Negli istanti in cui riesco ad interrompere il mio lavorio mentale, mi ritrovo a scorgere particolari di cui normalmente non mi sarei mai accorta; mi ritrovo, per esempio, ad osservare gli occhi di un bambino che brillano mentre costruisce il suo veliero con i Lego, sorrido mentre con quel veliero affronta il mare in burrasca immaginandosi di essere travolto dalle onde, mi vedo riflessa nello sguardo di una bimba che mi chiede se ho voglia di giocare con lei e mi emoziono riscoprendo i giochi che amavo nella mia infanzia. Grazie a questi sguardi al presente, riesco a sfiorare la felicità e a sentire che la mia professione ha un senso.

giovedì 28 gennaio 2016

Un vuoto da abitare


UN VUOTO DA ABITARE



Più volte in questi giorni mi sono fermata a pensare al significato della parola “Aggregazione” e vorrei condividere con voi le riflessioni che ne sono uscite fuori. Avete mai pensato a come la connotazione di un luogo possa variare a seconda dell’uso che se ne fa? I luoghi vengono giorno dopo giorno ridefiniti dagli individui stessi e la loro identità si ricostruisce in continuazione a seconda del modo in cui gli individui li utilizzano.

“I luoghi vuoti assumono il fascino di posti già vissuti e pronti ad essere ripensati. Sono un vuoto da abitare.”
Renzo Gallini

Credo che il modo migliore per farli rivivere sia attraverso l’aggregazione. I bambini, gli adolescenti e i giovani hanno bisogno di spazi che promuovano una crescita più libera, più autonoma, più dinamica. Devono sentire di potersi esprimere liberamente, senza il controllo degli adulti.

“Ecco dunque i gruppetti di giovanissimi ritrovarsi nelle piazze, seduti sui muretti, sulle scale di una chiesa, nei giardinetti vicino casa. Lo spazio informale è un luogo privilegiato nel quale i ragazzi si sperimentano nella fatica della crescita.”
Renzo Gallini

La sfida però di un educatore è quella di riuscire a creare un luogo di aggregazione a cui i giovani si avvicinino e che comincino a sentire come spazio proprio da connotare con i loro desideri e le loro passioni. 

E’ quello che è successo all’interno della ONLUS Lenci in quest’anno e mezzo di attività e ne sono molto felice. Finalmente vedo i ragazzi chiacchierare liberamente sotto al gazebo, oppure li vedo giocare, sentirsi a casa, fare gruppo e sentirsi parte di esso. Mi piace osservare come colorano i posti, come li scelgono e li fanno diventare parte di sé. Solo così i ragazzi riprendono contatto con l’altro e con sé stessi attraverso l’altro.
A volte basta solo stare a guardare…

“Darei ad ogni bambino le ali ma lo lascerei imparare, da solo, a volare.”

(Cit. G. Garcia Marquez)

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Copyright testo Laura Moscato
Foto reperita nel web

mercoledì 13 gennaio 2016

La felicità di una mamma



LA FELICITA’ DI UNA MAMMA
Racconto di Laura Moscato #5


Oggi ho avuto l’opportunità di parlare con la mamma di un bambino e una sua frase mi ha colpito: “Adesso che sono una mamma la mia felicità sono i miei figli”. Mentre lei continuava a raccontarmi di come corresse tutto il giorno per portare il figlio a calcio, a catechismo e a tutte le altre attività extrascolastiche senza più avere tempo per sè, nel silenzio della mia mente mi sono chiesta se tutto questo fosse giusto. La felicità di una mamma è sicuramente collegata a quella del figlio, ma forse impostare la propria vita sulla convinzione che sia sufficiente prendersi cura di qualcun altro per essere felice non è la strada giusta.