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mercoledì 11 maggio 2016

La caccia al tesoro delle parole

LA CACCIA AL TESORO DELLE PAROLE



Sono stati giorni indaffarati questi appena trascorsi. Giorni in cui non c’era tempo di alzarsi presto per sedersi davanti al computer e iniziare a scrivere. Queste mattine mi sono sembrate incomplete, perché ormai il mio momento di scrittura è diventato una necessità, un bisogno primario come l’aria che respiro.

domenica 3 aprile 2016

Alla ricerca di un senso

ALLA RICERCA DI UN SENSO



In questi giorni è partita la prevendita del mio libro. Per mesi mi sono “affannata” nel trovare un modo per far conoscere al mondo il mio romanzo, sperando che qualcuno si lasciasse travolgere da quelle pagine, innamorandosene come era capitato a me. La strada dell’auto-pubblicazione è complicata, ma sono convinta che l’autore sia la persona più indicata per promuovere il proprio libro, nessun altro lo potrebbe fare meglio.

Bisognerebbe però avere uno spirito commerciale, cosa che io non ho. Mi è difficile anche solo pensare al mio romanzo come a un prodotto e penso che definirlo così sia estremamente riduttivo. Lì dentro, appiccicata tra una parola e l’altra, c’è la mia anima, la mia essenza più pura. Che cos'è un libro allora? Mi piace pensare che un libro sia una finestra su un mondo parallelo, un’entità soave che prende vita nel momento stesso in cui lo si pubblica, rendendolo immodificabile nella forma.

domenica 20 marzo 2016

A caccia di emozioni


A CACCIA DI EMOZIONI




Ogni scrittore trova il suo modo di rapportarsi con un foglio bianco. C’è chi inizia a buttare giù scalette per dare ordine ai propri pensieri, chi si documenta su internet, chi sta fermo immobile a fissare il vuoto e chi si lascia semplicemente andare alla corrente di pensieri e vede cosa ne viene fuori. I miei scritti migliori sono nati proprio quando mi sono arresa a questo flusso.

A volte mi bastano delle semplici parole per aprire porte a mondi sconosciuti, per viaggiare nella mia mente, abbandonandomi al suono melodioso delle parole che mi rimbombano dentro. Un fatto accaduto, una parola detta, una frase letta: tutto può essere fonte di ispirazione. Durante la giornata, i miei recettori sono sempre all’erta, pronti a cogliere ogni suggerimento che la realtà mi offre. Mi piace contaminare i miei scritti con la vita, colorandoli con le emozioni che vivo o che mi sforano.

Mi ritrovo a ripetere dentro di me, più e più volte, la stessa frase fino a quando non mi rendo conto di aver espresso l’idea nel migliore dei modi.

“Se ci mettiamo in ascolto di queste voci, ci accorgiamo che il processo della scrittura non sempre ha fasi divise da solidi steccati, ma qualche volta assomiglia a una corrente cui è utile e piacevole lasciarsi andare. La vera attività iniziale -senza pc e senza penna- è quel continuo parlare con se stessi in cui un'idea si fa strada nella mente, in cui anche una piccola frase viene ripetuta e limata più e più volte con l'ascolto interiore.”
(Cit. Il mestiere di scrivere)

Non so mai dove mi conduca un testo e lo scopro man mano che scrivo. A volte mi sembra di entrare nell’universo parallelo delle possibilità e di scegliere l’alternativa più congeniale che mi permetta di comunicare, nel modo più semplice possibile, il concetto che voglio esprimere.

Per scrivere dobbiamo diventare cacciatori di emozioni, solo così i nostri testi saranno “della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni.” (cit. Shakespeare)

lunedì 29 febbraio 2016

E adesso?

E ADESSO?

Ho sognato da quando sono piccola di pubblicare un libro e adesso mi ritrovo con il mio sogno realizzato. Stento a crederci sapete?
Mentre contemplo basita il mio entusiasmo, passano davanti ai miei occhi molte immagini che riguardano il mio passato.
Scrivere non è sempre stato semplice per me e nemmeno naturale. Ci sono stati mesi e addirittura anni in cui non ho scritto niente. Momenti in cui mi sono detta che quella non era il sogno che faceva per me, che dovevo lasciare perdere. Momenti in cui ci provavo e riprovavo senza nessun risultato degno di nota.
Se chiudo gli occhi, mi rivedo bambina con la macchina da scrivere di mia madre elaborare possibili trame per un mio futuro romanzo. Scrivevo il titolo e mezza pagina e poi mi bloccavo. Rileggevo tutto e buttavo il foglio nel cestino, esasperata e alla ricerca di un’ispirazione che stentava ad arrivare. C’erano giorni in cui camminavo in circolo nella mia stanza tirando in aria la matita che avevo tra le mani; poi di colpo mi fermavo e cercavo un foglio per appuntarmi il pensiero che mi era venuto in mente, prima di dimenticarlo. Altri invece che l’ispirazione proprio non arrivava e restavo a fissare il cielo, perdendomi tra le nuvole dei miei pensieri.

mercoledì 24 febbraio 2016

Volo libero

VOLO LIBERO




Un libro nasce in segreto. Ci si alza di notte per scrivere e in silenzio ci si abbandona al processo creativo e si inizia a viaggiare, immedesimandosi con i personaggi e le loro vicissitudini. Quando si termina la prima stesura del libro si avverte una sensazione di euforia e meraviglia che per un po’ di giorni permane nell’aria, rendendola più frizzante. Il più delle volte, questa sensazione non è condivisibile proprio perché troppo intima e personale.

Una piccola apertura verso l’esterno si ha con l’avvio del processo di correzione. Amici e famigliari iniziano a leggere il testo, consigliando eventuali modifiche e segnalando errori.  Con timidezza si consegna parte della propria anima ad un altro, sperando che la tratti con cura e attenzione.

L’editing del testo è l’ultima correzione che viene fatta ed è la più importante. Solo l’occhio di un professionista può scremare tutte le parti in eccesso per arrivare all’essenza del libro.

Il testo ritorna nelle mani dello scrittore e lui accarezza la sua opera e in un ultimo gesto d’amore, sceglie le modifiche che apporterà tra quelle che gli sono state consigliate.

Dopo tutti questi passaggi il libro è pronto per essere letto e pubblicato. È a questo punto che lo scrittore inizia a tergiversare.
“Forse dovrei rileggerlo ancora una volta. Forse dovrei aspettare un po’ prima di pubblicarlo. Forse ho un po’ di paura a lasciarlo andare.”

Il libro, con la pubblicazione, volerà lontano e non apparterrà più solo allo scrittore, ma tutti i lettori lo plasmeranno, rendendolo anche un po’ loro. Lo scrittore avverte la sua titubanza prima del grande salto, ma ad un certo punto chiude gli occhi, fa un respiro profondo e lo lascia volare libero. Con gli occhi lucidi lo saluta, augurandogli “Buon viaggio.” 

domenica 7 febbraio 2016

Respiri di carta

RESPIRI DI CARTA 





Quando mi siedo davanti al computer di solito faccio un profondo respiro prima di iniziare a scrivere. Chiudo gli occhi e cerco di restare aperta alle infinite possibilità. I pensieri mi palsmano e io mi lascio modellare, senza porre resistenza. Le mie mani iniziano ad accarezzare la tastiera e le parole rimbalzano nella mia mente e attendono trepidanti che io le scelga, rendendole speciali. 
Quando scrivo mi basta abbandonarmi al flusso creativo e lasciare che mi conduca su strade sconosciute e sentieri mai percorsi. In quei momenti mi sento leggera, in perfetto equilibrio. Scrivere mi permette di sbirciare le mie infinite probabilità e di dar loro voce.

“Allora le parole aiutano una messa a fuoco più precisa, inducono a un respiro più profondo. Vestono i pensieri di abiti meno affrettati.”
-Gerardine Meyer-

lunedì 1 febbraio 2016

Labirinti virtuali

LABIRINTI VIRTUALI



Non è tanto che pubblico i miei racconti su Facebook e sul mio blog. È da un mese e mezzo che ho deciso di far conoscere al mondo la mia parte creativa e devo dire che più volte mi è sembrato di essere entrata in un complicato labirinto. I social sono degli strumenti importanti per gli scrittori emergenti e più mi ci addentro e più mi rendo conto di quanto diventi importante per uno scrittore trovare la propria specifica strada in mezzo al groviglio di vicoli che intasano la rete.

I gruppi su Facebook sono un’invenzione straordinaria per diffondere ciò che uno scrive, ma anche qui è necessaria la bussola per non perdere la rotta. Spesso le persone si muovono all’interno di tali spazi virtuali come se fossero a casa propria, senza leggere i regolamenti e senza preoccuparsi di cosa postano. Gli amministratori si ritrovano, come carabinieri, a tener testa alla pubblicazione selvaggia e spesso il loro lavoro è complicato e pesante. Ecco che si finisce nello scrivere lunghi regolamenti e nel considerare spam tutto ciò che esce da un sito o un blog esterno al gruppo, come se tutto fosse in vendita e tutto fosse un prodotto.

Io cerco sempre di leggere i regolamenti del gruppo e ho molto rispetto per il lavoro degli amministratori; nonostante ciò a volte mi perdo. Non riesco a star dietro ai gruppi che definiscono giorno per giorno ciò che uno può pubblicare e credo di non comprendere l’utilità di inserire nell’arco della settimana un momento di “spam libero” perché il più delle volte ciò si riduce ad una serie di post pubblicitari che pochi leggono.

sabato 9 gennaio 2016

Il viaggio di un libro



IL VIAGGIO DI UN LIBRO







«Com’è nata “La casa tra le nuvole”?»
«Quando hai iniziato a scrivere questo libro?»
Credo di non poter rispondere a questa domanda senza tornare indietro di molti anni.


La prima volta che iniziai ad accarezzare seriamente la possibilità di diventare scrittrice avevo dodici anni. Fu un professore delle medie a dirmi che quella sarebbe potuta essere la mia strada. Nella vita di una persona, ci sono delle frasi che iniziano a risuonare dentro, come se all’improvviso il nostro essere si rendesse conto della veridicità di quell’affermazione. Quello che mi disse quel professore mi attraversò come un lampo, trasformandomi irrimediabilmente. Credo che iniziai a scrivere il mio libro a dodici anni, e da quel momento non smisi più.