Ilaria fece scivolare da sé i brutti pensieri. Si sentì stranamente
bene. Ebbe la sensazione improvvisa di essere nel posto giusto al
momento giusto e ciò un po’ la stranì. Questa notte poteva
riposare. Ci sarebbe stato tempo e modo per prendere in mano i suoi fantasmi,
ma non era questo il tempo.
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martedì 14 giugno 2016
giovedì 9 giugno 2016
Vento tra i capelli
«Venite, mettiamoci in cucina. La volete una tisana? Dopo un lungo viaggio bere qualcosa di caldo è il modo migliore per rigenerarsi.»
Ailie si mosse in cucina con gesti precisi e sicuri. Per un po’ di minuti non parlò e si concentrò totalmente su quello che stava facendo. Portò l’acqua ad ebollizione, aggiunse tre cucchiaini di tisana allo zenzero nell’acqua calda, coprì il tutto, lasciandolo in infusione. Si sedette vicino ai due ragazzi e iniziò ad aspettare con loro. Alan osservò con gioia che in quella casa nulla era cambiato; era felice di essere tornato, cercò con lo sguardo gli occhi della nonna e le sorrise. Il momento della tisana era sempre stato per lei un vero e proprio rito. La sua dispensa era sempre ben fornita di ogni tipo di infusi: rilassanti, depurativi, al tiglio, alla malva e immancabilmente la classica camomilla. Non andava mai a dormire senza e, anche il semplice gesto di prepararlo, era occasione di rilassamento e di ricerca. Tante volte si erano seduti uno di fronte all’altro con una tazza calda in mano. Quello era il momento del confronto e della condivisione, che avveniva in modo naturale, oppure era il momento del silenzio, delle parole non dette che venivano comprese lo stesso, senza bisogno di spiegazioni. Da piccolo spesso si era chiesto se sua nonna avesse dei poteri magici e crescendo si era convinto che li possedesse davvero.
Ailie si mosse in cucina con gesti precisi e sicuri. Per un po’ di minuti non parlò e si concentrò totalmente su quello che stava facendo. Portò l’acqua ad ebollizione, aggiunse tre cucchiaini di tisana allo zenzero nell’acqua calda, coprì il tutto, lasciandolo in infusione. Si sedette vicino ai due ragazzi e iniziò ad aspettare con loro. Alan osservò con gioia che in quella casa nulla era cambiato; era felice di essere tornato, cercò con lo sguardo gli occhi della nonna e le sorrise. Il momento della tisana era sempre stato per lei un vero e proprio rito. La sua dispensa era sempre ben fornita di ogni tipo di infusi: rilassanti, depurativi, al tiglio, alla malva e immancabilmente la classica camomilla. Non andava mai a dormire senza e, anche il semplice gesto di prepararlo, era occasione di rilassamento e di ricerca. Tante volte si erano seduti uno di fronte all’altro con una tazza calda in mano. Quello era il momento del confronto e della condivisione, che avveniva in modo naturale, oppure era il momento del silenzio, delle parole non dette che venivano comprese lo stesso, senza bisogno di spiegazioni. Da piccolo spesso si era chiesto se sua nonna avesse dei poteri magici e crescendo si era convinto che li possedesse davvero.
domenica 22 maggio 2016
Vento tra i capelli
Dopo poco, il
treno partì e Ilaria si sedette rilassata. Cercò di concentrarsi sul
manoscritto ma il paesaggio che le venne incontro dal finestrino attirò la sua
attenzione. Le Highlands erano famose per le grandi distese di verde che si
perdevano all’infinito e la visione di quella natura sconfinata riusciva a
placare anche la sua irritazione. Il suo sguardo accarezzò le colline dipinte
di viola per l’erica in fiore, i laghi che placidamente riflettevano il cielo
burrascoso e i massicci montuosi che si ergevano nella valle, come giganti
silenziosi. Alan la vide sospirare ed abbandonarsi a quella meraviglia. Nessuno
riusciva a rimanere indifferente di fronte a un tale spettacolo.
«Le Highlands sono
magnifiche vero?» le disse.
«Si lo sono
davvero» disse Ilaria sorridendo.
lunedì 16 maggio 2016
Vento tra i capelli
Ilaria si trincerò di nuovo nel suo silenzio e Alan sorrise tra sé e sé e volse lo sguardo verso il finestrino.
In lontananza si intravedeva il fiume Ness che attraversava la città come un grande serpente addormentato. Questa città era considerata l’avamposto delle Highlands ed era il crocevia dei viaggiatori che attraversavano i territori scozzesi. Alan fece volare il suo sguardo sul castello di arenaria rossa e sulla cattedrale, si stiracchiò e allungò le gambe. Il suo piede sfiorò inavvertitamente il piede di Ilaria, la quale sollevò la testa infastidita.
«Scusa, non volevo.»
In lontananza si intravedeva il fiume Ness che attraversava la città come un grande serpente addormentato. Questa città era considerata l’avamposto delle Highlands ed era il crocevia dei viaggiatori che attraversavano i territori scozzesi. Alan fece volare il suo sguardo sul castello di arenaria rossa e sulla cattedrale, si stiracchiò e allungò le gambe. Il suo piede sfiorò inavvertitamente il piede di Ilaria, la quale sollevò la testa infastidita.
«Scusa, non volevo.»
martedì 3 maggio 2016
Vento tra i capelli
"Si rilassò lasciando vagare il suo sguardo. Una sensazione di serenità lo invase. Non sapeva che cosa avrebbe
fatto nei mesi seguenti e la prospettiva lo emozionava. La vita gli metteva di
nuovo di fronte un infinito ventaglio di possibilità e lui doveva solo scegliere.
Prima di fare qualsiasi scelta però si sarebbe divertito un po’, pensò tra sé e
sé."
sabato 30 aprile 2016
Vento tra i capelli
La prima volta
che era entrato in quel faro aveva capito che quello era il posto in cui voleva
vivere. Era stato facile prenderlo in gestione; semplicemente nessuno lo
voleva. Con il passare
del tempo si abituò ad una vita in completa solitudine e prese la consuetudine
di scendere in paese solo quando era strettamente necessario. Graemsay era una
piccola isola che faceva parte delle Orcadi. C’erano ventisei abitanti in tutto, di cui sei bambini. Sull'isola non c’erano scuole, non c’erano negozi e
l’ufficio postale apriva solo tre giorni a settimana. Lyall faceva la spesa una
volta al mese e in quell'occasione si recava con la barca a Stromness, insieme
ai sei bambini che ogni mattina si spostavano per andare a scuola. Il resto lo ordinava
telefonicamente e se lo faceva portare direttamente dal traghetto che
attraccava al porto dell’isola.
martedì 26 aprile 2016
Vento tra i capelli
Non si era mai fermato in un posto troppo a lungo. Semplicemente
non era una persona che restava. Quando da
piccolo gli chiedevano cosa sarebbe voluto diventare, lui scrollava il capo e
alzava le spalle come se non gli interessasse veramente dare una risposta a
quella domanda. Adesso, che era un ragazzo di venticinque anni, odiava le
categorie. Lui non era ciò che faceva, e il suo animo era continuamente alla
ricerca di qualcosa che non sapeva neanche definire. Negli ultimi cinque anni
aveva svolto tantissimi lavori, dal giardiniere al pescatore, dal muratore al manovratore
di gru. Quando il suo lavoro iniziava a definire ciò che era, semplicemente
scappava e andava alla ricerca di qualcos'altro. In questo momento della sua vita
non gli interessava il futuro e non poteva farsene un cruccio. Aveva imparato a
non ascoltare ciò che dicevano gli altri, prendendo le distanze da un mondo che
non capiva.
sabato 23 aprile 2016
Vento tra i capelli
Con un certo
margine d’anticipo, si recò all'aeroporto. Svolte le pratiche di imbarco, si
sedette di fronte ad una grande vetrata da cui si vedevano partire ed atterrare
i diversi aerei. Per la prima volta, nell'arco della giornata, si rilassò e
tirò un sospiro di sollievo. Gli aerei l’avevano sempre affascinata, da piccola
si fermava a guardarli per ore immaginando dove potessero essere diretti. Amava
quando, con la macchina, i suoi genitori passavano vicino ad un aeroporto. Spesso
passavano vicino a Caselle e lì gli aerei per atterrare attraversavano raso
terra l’autostrada. Più di una volta le successe di sentire un forte rombo
invadere il cielo proprio mentre passava vicino alla pista; rimaneva con il
naso appiccicato al finestrino e tratteneva il fiato fino a quando non lo
vedeva sbucare nel cielo. Quando l’aereo passava sopra all'autostrada sembrava un
gigante con le ali e Ilaria continuava ad osservarlo eccitata fino a quando spariva
dietro gli alberi che crescevano vicino alla pista.
martedì 19 aprile 2016
Vento tra i capelli
La sua giornata
lavorativa era molto lunga. Spesso non terminava nemmeno una volta tornata a
casa. C’erano manoscritti che l’attendevano sulla sua scrivania, sul comodino e
addirittura in bagno. Non smetteva mai di lavorare e molto spesso per lei era
un bene. Tenere la mente occupata non le permetteva di pensare. Il silenzio la
spaventava e spesso lo riempiva con parole vuote lette a caso su testi anonimi.
Il lavorio della sua mente non si fermava mai e solo quando crollava esausta
sul divano riusciva a rilassarsi. Da quando Marco se n’era andato non aveva più
dormito nel letto. Il divano, nella sua precarietà, aveva accolto la sua stanchezza
nei giorni subito successivi al divorzio e, forse per abitudine, lei non l’aveva
più abbandonato. Crollava semplicemente per la stanchezza in un indeterminato
momento della notte. Si risvegliava al mattino, avvolta da una coperta di fortuna
che si era ammucchiata inevitabilmente vicino ai suoi piedi. Non appena suonava
la sveglia si alzava di scatto e la giornata ricominciava.
giovedì 14 aprile 2016
Vento tra i capelli
"Suo padre era l’amministratore di una grande azienda di cosmetici. Viaggiava dall'Italia al Canada in continuazione e quando era a casa si chiudeva nel suo ufficio, dietro pile di documenti che si accumulavano sulla scrivania, come una fredda prigione di carta. Ilaria, quand'era piccola, entrava di soppiatto nella stanza e si nascondeva dietro le tende. Osservava suo padre lavorare e si immaginava che il papà si accorgesse di lei e che iniziasse a rincorrerla nella stanza. Non accadde mai e dopo un po’ si arrese all'evidenza che alcune cose non sarebbero mai potute succedere. Con il passare del tempo, le trasferte in Canada divennero sempre più lunghe e un giorno il padre non fece più ritorno. Ogni mese arrivavano a casa due assegni mensili, uno per lei e uno per la mamma. Rimanevano abbandonati per giorni sul tavolo del soggiorno, testimoni silenziosi di un’assenza a cui non si poteva porre rimedio."
martedì 12 aprile 2016
Vento tra i capelli
VENTO TRA I CAPELLI
-PROLOGO-
Wick, Scozia del nord.
Ailie uscì di casa con una
cassetta di legno vuota e si diresse verso la legnaia. Il suo sguardo si volse
verso l’orizzonte, oltre le colline. Il
sole era alto nel cielo e iniziava a scaldare la terra ancora bagnata dalle
piogge della settimana precedente. La primavera stava per arrivare; lo si
sentiva annusando l’aria che sapeva di fiori e lo si avvertiva sulla pelle, là
dove un dolce tepore scaldava in profondità. I primi germogli iniziavano a
spuntare timidi sui rami sferzati dal vento e i crocus si aprivano leggiadri,
mostrando i loro colori al blu profondo del cielo.
Fece un respiro profondo e
sorrise tra sé e sé, lasciandosi accarezzare dai raggi del sole. Amava i primi
giorni di primavera quando tutto iniziava a muoversi e a risvegliarsi piano
piano, amava le violette che spuntavano coraggiose tra le rocce e lo sciabordio
dell’acqua del ruscello che scorreva sempre più impetuoso grazie allo
scioglimento delle prime nevi.
In primavera anche il mare
cambiava colore e passava dal grigio triste delle tempeste al blu profondo
dell’attesa… e tutto riprendeva vita.
Riempì la cassetta con i ceppi di
legno che servivano per riattizzare la stufa e volse lo sguardo verso la casa
gialla che confinava con la sua; un’ombra attraversò il suo volto e il pensiero
si rivolse in un istante alla telefonata che avrebbe dovuto fare di lì a poco.
Una folata di vento la travolse e la fece rabbrividire; rientrò in casa in
silenzio, chiudendo la porta a quella natura sconfinata che per un attimo
l’aveva distolta da tutto il resto.
Savigliano, Italia
Ilaria salì in macchina sbattendo
la portiera dietro di sé e si rintanò all’interno dell’abitacolo, sfuggendo al
vento impetuoso che dal mattino soffiava con forza sulla città. Chiuse gli
occhi un istante e appoggiò la testa all’indietro, assaporando quell’attimo di
tranquillità; era tutto il giorno che correva da un ufficio all’altro e adesso
si sentiva davvero stanca. Con due dita si massaggiò le tempie sperando di far
diminuire il mal di testa che la tormentava. Dopo essersi strofinata gli occhi
si guardò intorno: la piazza era quasi deserta e mulinelli di sabbia si
rincorrevano sotto le panchine con movimenti caotici ed irregolari. Il cielo
era limpido e un timido sole spuntava da dietro le montagne, rendendo lucide le
foglie degli alberi.
Una malinconia lontana la colse
ma il suo cuore fu rapido nel mandarla via. Ormai riconosceva quella sensazione
e sapeva che per sfuggirle non doveva far altro che ripartire come se niente fosse.
Mise in moto la macchina e con un
rumore sordo attraversò la piazza ed imboccò la strada principale. Il vento
continuava a soffiare impetuoso tra i rami degli alberi alzando polvere e
foglie secche che sbattevano contro il vetro della macchina e quasi le venivano
addosso, come a volerla cogliere impreparata. Lei continuava a fissarle come se
volessero dirle qualcosa. La sua mente volava lontana tra il tumulto degli
elementi.
Stava tornando a casa e poteva
smettere di fingere, non era più obbligata a sorridere.
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