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domenica 24 aprile 2016

Lezioni di Libertà

LEZIONI DI LIBERTÀ



Sabato pomeriggio. Io e mio figlio Simone siamo in cortile e all'improvviso si avvicina un gatto. Simone inizia a rincorrerlo e il gatto scappa spaventato.

«Se tu vuoi avvicinarti ad un gatto» gli dico «lo devi fare con calma, se no lo spaventi.»
Mio figlio fissa i suoi occhioni nei miei e fa un cenno di assenso con la testa.

Il gatto passa di nuovo nel cortile e si corica vicino al muretto. Simone si avvicina lentamente e riesce a sfiorargli il musetto con la mano. Il gatto però si alza subito a inizia a camminare. Simone cammina dietro di lui, con calma, evitando movimenti bruschi. Il gatto si volta, osserva il bimbo e si lascia inseguire. Inizia una danza silenziosa e insieme i due esplorano il cortile, imparando a rispettarsi l’un l’altro.

Io mi siedo sul muretto e mi limito ad osservarli. Ad un certo punto il gatto si avvicina alla staccionata e cerca di attraversare dall'altra parte. Mio figlio cerca inutilmente di fermarlo.
«Il gatto è un essere libero, non puoi impedirgli di fare ciò che vuole. Se ha voglia di tornare da te, torna da solo.»
Altro cenno d’assenso.
«Devi imparare a rispettare la libertà degli altri. Non si può costringere nessuno ad accettare le nostre attenzioni. Anche tu non puoi essere costretto; anche tu sei un essere libero.»
Mio figlio mi sorride e rivolge di nuovo lo sguardo oltre la staccionata. Dopo un po’ sbuca di nuovo il gatto e si siede vicino a lui.
«Hai visto? Sei riuscito a conquistare la sua fiducia.» Mio figlio mi sorride e inizia a giocare con le pietroline osservando, di tanto in tanto, il suo nuovo amico.

Mi allontano un po’ e li lascio soli. Il gatto continua a leccarsi le zampe e mio figlio osserva le pietroline seduto per terra. Sono tutti e due concentrati su un’attività diversa ma assaporano entrambi la reciproca vicinanza.


“Lo scopo di una relazione è scoprire quale parte di voi stessi vi piacerebbe che venisse allo scoperto, non quale parte di un altro potreste catturare e trattenere.” Neal Donald Walsch 

mercoledì 9 marzo 2016

Ultimi coriandoli

ULTIMI CORIANDOLI

Raccolgo gli ultimi coriandoli sul pavimento e mi ritrovo a sorridere, pensando al pomeriggio appena trascorso. Alla fine non è stato così male questo carnevale, penso tra me e me.
Costruire il carro e sfilare richiede sempre molta energia. Ogni anno ci ritroviamo a chiederci se ne valga la pena e quale possa essere il senso di questa attività. Le vicissitudini e i problemi da risolvere sono sempre tanti e a volte ci si scoraggia.
Oggi però mi sono fermata un attimo ad osservarci: col carro ci eravamo fermati in una strada secondaria, in attesa che la sfilata potesse continuare. La musica continuava a martellare e tutti erano entusiasti e ballavano incuranti del fatto che non ci fosse nessuno a guardarli. Piccoli e grandi ballavano insieme, sentendosi finalmente un gruppo. Avevamo smesso di prenderci troppo sul serio ed eravamo riusciti a divertirci davvero. Quegli istanti di leggerezza ridavano senso a tutto quanto e valore alla fatica che era stata fatta.
“Fino a quando il nostro cuore sarà al suo posto noi andremo avanti. Se la passione c’è perché fermarsi? Ci sarà probabilmente un punto di rendimento decrescente, un punto in cui la nostra forza inizierà a scemare. Fino ad allora ci limiteremo a tenere il passo, mettere un piede davanti all’altro al meglio delle nostre capacità. Sorridendo per tutto il tempo.” (Cit. Dean Carnazes, atleta statunitense)
Perché ha senso quindi partecipare al carnevale? Perché avvicina le persone di ogni età, fa tornare bambini e insegna a non prendersi troppo sul serio.
A volte è bello lasciarsi andare. Dovremmo darci quest’opportunità più spesso, dovremmo proprio farlo.
“E’ stato alla fine solo un sorriso, ed è costato poco darlo ma, come la luce del mattino, ha dissipato il buio e ha reso la giornata degna di essere vissuta.”(Cit. F. Scott Fitzgerald)

lunedì 15 febbraio 2016

Ricercatore esperto di oggetti dispersi

RICERCATORE ESPERTO DI OGGETTI DISPERSI



Ogni giorno nel mondo nascono nuove professioni che cercano di far fronte alla crisi con la creatività. Se provate a fare una ricerca sul web scoprirete che esistono allevatori di lumache, scrittori di micro testi per i Baci Perugina, annusatori per deodoranti, mariti in affitto specializzati nel tuttofare, assaggiatori di cibo per cani e consulenti di nomi per bambini. Credo che tutto ciò sia molto interessante, quindi ho deciso di inventarmi una professione anch’io. Ho provato ad interrogarmi su cosa mi sentivo un esperto e, dopo un po’ di tempo dedicato alla riflessione, mi sono reso conto di essere un esperto nel ritrovare ciò che mia moglie perde.
Dovete sapere che mia moglie è un po’ distratta e spesso lungo il giorno perde le chiavi, il portafoglio, la pinza per i capelli e il cellulare. Tutto ciò accade regolarmente, anche se non esattamente in quest’ordine.

lunedì 8 febbraio 2016

Sentieri d'acqua

SENTIERI D'ACQUA



Quando ero piccola, la prima cosa che facevo appena sveglia era appiccicare il naso alla finestra per vedere se pioveva. Amavo la pioggia e l’attendevo sempre con entusiasmo. Mi piaceva osservare le gocce che scivolavano sul vetro facendosi strada le une con le altre. Con il mio ditino seguivo il loro percorso tracciando sul vetro sentieri immaginari. I colori si mischiavano e sembrava che il mondo fosse stato dipinto con pennellate sfumate.

Amavo il rumore delle macchine che entravano con le ruote nelle pozzanghere e alzavano cascate d’acqua ai margini delle portiere. Annusavo l’aria fresca e mi riempivo i polmoni del profumo di terra bagnata. La città mi sembrava diversa, più vera e meno esigente.

«Mamma! Mamma! Posso mettere gli stivaletti oggi?» chiedevo saltellando per la casa. Bastava un piccolo cenno e io mi catapultavo nel ripostiglio per prendere tutto ciò che mi occorreva.

I miei stivaletti da pioggia erano rossi, come anche l’ombrello e la mantellina. Mi vestivo velocissima e in un attimo ero pronta per uscire. Avevo il permesso di entrare nelle pozzanghere e di saltare nell’acqua e per me non c’era gioia più grande. Camminavo con gli occhi puntati a terra e seguivo i rigagnoli che disegnavano i marciapiedi; immaginavo di essere in una foresta tropicale e mi sentivo un’esploratrice  di mondi nuovi, tutti da scoprire.

Amavo la pioggia e ogni volta era una festa e mi veniva voglia di ballare, incurante del fatto che potessi bagnarmi.