lunedì 1 febbraio 2016

Labirinti virtuali

LABIRINTI VIRTUALI



Non è tanto che pubblico i miei racconti su Facebook e sul mio blog. È da un mese e mezzo che ho deciso di far conoscere al mondo la mia parte creativa e devo dire che più volte mi è sembrato di essere entrata in un complicato labirinto. I social sono degli strumenti importanti per gli scrittori emergenti e più mi ci addentro e più mi rendo conto di quanto diventi importante per uno scrittore trovare la propria specifica strada in mezzo al groviglio di vicoli che intasano la rete.

I gruppi su Facebook sono un’invenzione straordinaria per diffondere ciò che uno scrive, ma anche qui è necessaria la bussola per non perdere la rotta. Spesso le persone si muovono all’interno di tali spazi virtuali come se fossero a casa propria, senza leggere i regolamenti e senza preoccuparsi di cosa postano. Gli amministratori si ritrovano, come carabinieri, a tener testa alla pubblicazione selvaggia e spesso il loro lavoro è complicato e pesante. Ecco che si finisce nello scrivere lunghi regolamenti e nel considerare spam tutto ciò che esce da un sito o un blog esterno al gruppo, come se tutto fosse in vendita e tutto fosse un prodotto.

Io cerco sempre di leggere i regolamenti del gruppo e ho molto rispetto per il lavoro degli amministratori; nonostante ciò a volte mi perdo. Non riesco a star dietro ai gruppi che definiscono giorno per giorno ciò che uno può pubblicare e credo di non comprendere l’utilità di inserire nell’arco della settimana un momento di “spam libero” perché il più delle volte ciò si riduce ad una serie di post pubblicitari che pochi leggono.

domenica 31 gennaio 2016

Frammenti di noi

FRAMMENTI DI NOI



Vi è mai capitato di sentirvi totalmente a vostro agio in quello che state facendo? Di immergervi in una situazione e di avere la sensazione che il vostro respiro si fosse sintonizzato con quello dell’universo? Vi è mai successo di perdere la percezione del tempo e di sentirvi leggeri, immersi totalmente nel vostro elemento?

Esprimere liberamente il proprio essere in una situazione, sentirsi connessi con ciò che ci circonda, immergersi in una condizione di pienezza: nella vita non c’è niente di più affascinante.
È come se a volte scattasse qualcosa dentro di noi e come se riuscissimo, varcando una soglia immaginaria, a entrare in contatto con il nostro orologio interiore, l’unico che ci permetta di respirare davvero.

venerdì 29 gennaio 2016

Dove vanno a finire i calzini #7

DOVE VANNO A FINIRE I CALZINI


RIASSUNTO PUNTATE PRECEDENTI:
Pinco e Pixi sono due calzini. Trascorrono le loro giornate su uno scaffale girevole in un negozio di abbigliamento. Dialogano tra loro attraverso il filo di plastica che li unisce. Un giorno la porta del negozio si apre e lo scaffale inizia a girare. Una grande mano afferra i due calzini e li mette in un cestinetto con una gonna viola e una collana di perle. Tutti si mettono a urlare spaventati. Sul nastro trasportatore, Pinco cerca di scappare saltellando giù. Ad un certo punto però la grande mano lo afferra, accidentalmente rompe l'etichetta che lo teneva legato a Pixi e Pinco si ritrova da solo per terra. Pixi viene messa in una borsa e portata via. Pinco si ritrova solo. Ad un certo punto da un buco nel muro sbuca un coccodrillo. Pinco si spaventa, ma poi guardandolo bene si accorge che non era un vero coccodrillo, ma un calzino a forma di coccodrillo. Il nuovo arrivato si presenta: si chiama Drillo e non sembra molto pericoloso.

EPISODIO 7
-ALLA RICERCA DEL CORAGGIO-

Più il tempo passava, più continuavo a preoccuparmi per Pixi. Chissà dov’era finita? Stava bene? Ce la faceva senza di me? Preso dallo sconforto mi appoggiai a una gamba di una sedia. Drillo si sedette vicino a me e mi disse:
«Vorrei poterti aiutare, ma credo che ormai la tua amica sia persa per sempre.»
Io tirai su la testa di scatto e fissai il calzino a forma di coccodrillo:
«Io non smetterò mai di cercarla. Non mi stai aiutando molto sai? Non ho bisogno di calzini che mi tolgano tutte le speranze.»
Gli occhi di Drillo si riempirono all’istante di lacrime.
«Ma che fai? Piangi? Ma che coccodrillo sei?»
Per tutta risposta Drillo mi girò la schiena e continuò a piangere disperato, singhiozzando tra un respiro e l’altro. Io lo guardai basito e iniziai a chiedermi se fosse sano di mente oppure no.
Una luce che proveniva dalla strada illuminò all’improvviso la porta d’uscita. Senza pensarci troppo su, cercai di avvicinarmi per vedere se ci fosse modo di forzarla. Controllai l’apertura e cercai di spingere con tutte le mie forze. A quel punto Drillo iniziò a tirarmi per un braccio urlando a gran voce:
«Vieni via da lì! Ti prenderanno! È pericoloso!»

giovedì 28 gennaio 2016

Un vuoto da abitare


UN VUOTO DA ABITARE



Più volte in questi giorni mi sono fermata a pensare al significato della parola “Aggregazione” e vorrei condividere con voi le riflessioni che ne sono uscite fuori. Avete mai pensato a come la connotazione di un luogo possa variare a seconda dell’uso che se ne fa? I luoghi vengono giorno dopo giorno ridefiniti dagli individui stessi e la loro identità si ricostruisce in continuazione a seconda del modo in cui gli individui li utilizzano.

“I luoghi vuoti assumono il fascino di posti già vissuti e pronti ad essere ripensati. Sono un vuoto da abitare.”
Renzo Gallini

Credo che il modo migliore per farli rivivere sia attraverso l’aggregazione. I bambini, gli adolescenti e i giovani hanno bisogno di spazi che promuovano una crescita più libera, più autonoma, più dinamica. Devono sentire di potersi esprimere liberamente, senza il controllo degli adulti.

“Ecco dunque i gruppetti di giovanissimi ritrovarsi nelle piazze, seduti sui muretti, sulle scale di una chiesa, nei giardinetti vicino casa. Lo spazio informale è un luogo privilegiato nel quale i ragazzi si sperimentano nella fatica della crescita.”
Renzo Gallini

La sfida però di un educatore è quella di riuscire a creare un luogo di aggregazione a cui i giovani si avvicinino e che comincino a sentire come spazio proprio da connotare con i loro desideri e le loro passioni. 

E’ quello che è successo all’interno della ONLUS Lenci in quest’anno e mezzo di attività e ne sono molto felice. Finalmente vedo i ragazzi chiacchierare liberamente sotto al gazebo, oppure li vedo giocare, sentirsi a casa, fare gruppo e sentirsi parte di esso. Mi piace osservare come colorano i posti, come li scelgono e li fanno diventare parte di sé. Solo così i ragazzi riprendono contatto con l’altro e con sé stessi attraverso l’altro.
A volte basta solo stare a guardare…

“Darei ad ogni bambino le ali ma lo lascerei imparare, da solo, a volare.”

(Cit. G. Garcia Marquez)

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Copyright testo Laura Moscato
Foto reperita nel web

mercoledì 27 gennaio 2016

Passi nella notte

PASSI NELLA NOTTE



È notte. Non hai più sonno e i pensieri continuano a rimbombare nella tua mente, non lasciandoti tregua. Indossi la giacca ed esci nel silenzio e inizi a camminare. La città è più quieta, il caos del traffico è scomparso e i tuoi passi risuonano nel buio, rimbalzando sulle finestre serrate e sulle porte addormentate. Le strade sembrano diverse da quelle del giorno. Vaghi per i vicoli senza una meta precisa e ti lasci avvolgere dalle ombre come una civetta che vola silenziosa nel buio silente.

“Di notte ogni cosa assume forme più lievi, più sfumate, quasi magiche. Tutto si addolcisce e si attenua, anche le rughe del viso e quelle dell’anima.”
(Cit. Romano Battaglia)