lunedì 7 marzo 2016

Quando le parole non vengono

QUANDO LE PAROLE NON VENGONO



A volte vorrei riuscire a parlare con la stessa semplicità con cui scrivo. Solo che spesso le parole si ingarbugliano nella mia mente e ciò che esce è solo un riflesso lontano di quello che vorrei esprimere. È la velocità della discussione a fregarmi.
Quando scrivo scelgo le parole con attenzione e ho l’opportunità di cancellarle se non rispecchiano esattamente l’emozione del momento.  Quando parlo invece non posso farlo e spesso rimango impigliata nelle trame dei miei pensieri e ciò che esce fuori è solo l’immagine sbiadita di quello che provo.

“Esistono sempre tre discorsi dietro ad ognuno dei discorsi che faccio: quello in cui mi sono esercitata, quello che ho realmente fatto e quello che avrei voluto fare.” (Cit Dale Carnegie)

A volte osservo le persone, vedo la loro spontaneità nell'esprimersi e mi chiedo quale sia il loro segreto. Io invece mi sento inciampare nel discorso e il più delle volte quello che vorrei dire mi viene in mente quando ormai non posso più dirlo. Riesco ad esprimermi con semplicità solo con alcune persone, solo con quelle che hanno imparato a conoscermi davvero.

Ci sono in me “frasi che fanno i primi passi come i bambini e poi ricadono, e frasi che attraversano il tempo e lo spazio come uccelli migratori.” (Cit. Fabrizio Caramagna)

Quando mi siedo davanti a un computer la mia mente invece si rilassa e si concede il tempo necessario per esprimersi in modo efficace.  Accarezzo i tasti e accedo alle mie emozioni, senza perdermi nei miei labirinti interiori. La scrittura mi permette di riconoscere le parole che sono serrate dentro di me, è la chiave per allentare le mie porte segrete ed è l’opportunità per aprirmi al mondo. La mia voce a volte è un sussurro, ma diventa un canto se si imprime sulla carta.

Vi saluto con questa citazione che mi ha permesso di guardarmi con più indulgenza:


“Tra ciò che penso, ciò che voglio dire, ciò che penso sia, ciò che dico, ciò che voi desiderate capire, ciò che intendete, ciò che comprendete… ci sono dieci possibilità che ci siano difficoltà di comunicazione. Ma proviamo comunque…” (Cit. Bernard Werber)

domenica 6 marzo 2016

Il serpente d'acqua

IL SERPENTE D’ACQUA




Immagina di trovarti su una radura. Il tuo deltaplano è vicino a te. Ti alzi e con movimenti lenti e sicuri inizi a preparare l’imbragatura. Il tuo cuore martella nel petto, emozionato dal grande salto. Quando sei pronto tiri un lungo sospiro e senti l’adrenalina salire in te, fino a colmare le tue vene. Chiudi gli occhi e inizi a correre. I tuoi piedi battono il terreno ed è con un ultimo salto che ti ritrovi in cielo.
Sorvoli una grande roccia e ti sembra quasi di toccarla, viri all’ultimo momento e sotto di te si apre un abisso profondo che ti toglie il fiato.
Il grande serpente blu scorre impetuoso al fondo del baratro; ai lati si innalzano al cielo rocce, guglie e pinnacoli dalle mille sfumature. Il rosso, l’arancione e il marrone si mischiano creando scenari indimenticabili.
Scendi fino all’acqua e continui a volare basso, sospinto dalle correnti che ti spingono avanti. Gli spruzzi dell’acqua ti bagnano il viso e sanno di sole, di terra, di canti antichi e di rituali magici.
Atterri in un pianoro e respiri a pieni polmoni, riempiendoti gli occhi di tutta la bellezza che ti circonda. Intorno a te c’è un silenzio che urla e senti la vita martellarti nel petto.

“E poi, il nulla. Forse solo… il rumore del silenzio, come quello che sentono gli uccelli quando volano in alto sopra la terra respirando l’aria pura e fresca della libertà.”
-Fannie Flagg-

Questo è il Grand Canyon, un pezzo di mondo dove il tempo si arresta e si fissa nella roccia per sempre.

sabato 5 marzo 2016

La casa tra le nuvole


LA CASA TRA LE NUVOLE


"Fare un'escursione a cavallo significa dare voce alla mia voglia di libertà. Cercare strade nuove e terreni non battuti."

venerdì 4 marzo 2016

Dove vanno a finire i calzini #12

DOVE VANNO A FINIRE I CALZINI



RIASSUNTO PUNTATE PRECEDENTI:

Pinco e Pixi sono due calzini. Trascorrono le loro giornate su uno scaffale girevole in un negozio di abbigliamento. Dialogano tra loro attraverso il filo di plastica che li unisce. Un giorno la porta del negozio si apre e lo scaffale inizia a girare. Una grande mano afferra i due calzini e li mette in un cestinetto con una gonna viola e una collana di perle. Tutti si mettono a urlare spaventati. Sul nastro trasportatore, Pinco cerca di scappare saltellando giù. Ad un certo punto però la grande mano lo afferra, accidentalmente rompe l'etichetta che lo teneva legato a Pixi e Pinco si ritrova da solo per terra. Pixi viene messa in una borsa e portata via. Pinco si ritrova solo. Ad un certo punto da un buco nel muro sbuca un coccodrillo. Pinco si spaventa, ma poi guardandolo bene si accorge che non era un vero coccodrillo, ma un calzino a forma di coccodrillo. Il nuovo arrivato si presenta: si chiama Drillo e non sembra molto pericoloso. Drillo mette in guardia Pinco del pericolo che stanno correndo: gli Acarix potrebbero catturarli e a quel punto sarebbe la fine; devono assolutamente nascondersi. L'unica soluzione per ritrovare Pixi è scalare le montagne degli scaffali e andare a parlare con il saggio Maglius. I due intraprendono l'impresa e si ritrovano davanti al saggio. Maglius parla nella mente di Pinco il quale visualizza la soluzione e si accinge a metterla in atto.

EPISODIO 12

-LE PERPLESSITÀ DI DRILLO-



Drillo mi seguì titubante, guardandomi come se fossi matto. Io cercai di non badare ai suoi occhi sconcertati e proseguii nella direzione indicatami da Maglius.
«Sì, ma… dove stiamo andando?»
«Vieni.»
«Sì ma… perché ci siamo arrampicati sugli scaffali per poi andarcene senza parlare al saggio?»
Non risposi.
«Sì ma… io non so se ho ancora voglia di seguirti. E poi perché dovrei farlo. Io quasi non ti conosco. Per quanto ne so potresti essere un killer, o peggio un matto, o peggio un sognatore senza nessun contatto con la realtà. Magari ci fermiamo un attimo e mi spieghi. Oppure, guarda, io mi fermo qui e tu vai e le nostre strade si dividono. Allora va bene facciamo così. Io me ne torno nella mia scatola e il nostro viaggio insieme termina qui. Ok?»

giovedì 3 marzo 2016

Dettagli di felicità

DETTAGLI DI FELICITÁ


Vi è mai capitato di sentirvi incompleti? Come se nella vostra vita vi mancasse un dettaglio per coronare una felicità che al momento sembra irraggiungibile?
Io per anni ho vissuto in attesa di qualcosa a cui non sapevo dare un nome, qualcosa che rivoluzionasse la mia vita e la rendesse più entusiasmante. Da un lato invidiavo le persone che erano in grado di accontentarsi di ciò che avevano ma dall’altro sapevo che per me non sarebbe mai stato possibile. Mi sentivo inquieta e non riuscivo a capirne il motivo. Vivevo aspettando che qualcosa accadesse al di fuori di me e che mi desse la spinta per evolvere.

La vita risponde alle nostre domande esistenziali nei modi più strani e assurdi e anche in questa occasione accadde così. Come ogni sera, mi ero seduta vicino a mio figlio per leggergli la storia della buona notte. Eravamo ormai arrivati all’epilogo del libro “L’angelo, l’orso e la luna” di Brigette Weninger. In questo libro un angelo custode diventa amico di un orso e ogni notte si incontrano per raccontarsi delle storie. Al termine del racconto l’angelo scappa via ogni volta per andare a sussurrare nelle orecchie del suo bambino “La grande parola”. Solo nell’epilogo del libro si capisce quale sia questa parola segreta ed è proprio questo stralcio del libro che per me fu illuminante:

“Il piccolo angelo si strinse al collo dell’orso peloso e disse:
«Ora ti rivelerò la grande parola che nessuno deve dimenticare nella sua vita. Questa parola è … CRESCI. Capisci cosa vuol dire?»
«Certo! I piccoli devono crescere di fuori e i grandi di dentro. Così si diventa ogni giorno più grandi e intelligenti!»
«Esatto!» si rallegrò il piccolo angelo custode e strinse il suo amico a sé facendogli sentire tutto il bene che gli voleva.”
-Brigette Weninger-

Mi resi conto di aver bisogno di imparare cose nuove e di evolvere cercando di conoscermi sempre di più. In un attimo volò via da me ogni inquietudine e iniziai a impegnarmi realmente in questo processo di crescita che non avrebbe mai avuto fine.

“Che cosa sei venuto a fare al mondo, se non a vivere esperienze per la tua evoluzione?”
- Claudia Rainville-


Fu bellissimo per me scoprire che nella mia inquietudine si nascondeva la necessità profonda di crescere e progredire. Tirai un sospiro di sollievo e iniziai ad osservare la vita in un modo diverso, come una grande scuola da cui poter imparare di nuovo.

mercoledì 2 marzo 2016

Il mondo in una strada

IL MONDO IN UNA STRADA





Immagina di entrare in una strada ampia, che come una lunga cicatrice taglia in due il centro, estendendosi da est a ovest con la precisione di una bussola. Gli edifici sono alti, ammassati l’uno all’altro e sembrano voler sfiorare il cielo con i loro comignoli. Vicino alla strada principale ci sono vicoli, strette vie e passaggi angusti. L’atmosfera ci riporta indietro nel tempo; tra le pietre grigie si respira la storia e chiudendo gli occhi si riesce ad immaginare suonatori di cornamusa in abito tradizionale che eseguono la loro arte tra il rumore dei carri assordanti che si spostano sulla via.

Continui a camminare lungo la strada; è agosto e l’aria è frizzantina. Nel cielo ci sono dei grandi nuvoloni bianchi, accesi dalla luce del sole come fiaccole incandescenti. A breve si metterà a piovere, ma non te ne preoccupi: qui piove ogni giorno.

martedì 1 marzo 2016

Inattesi ritorni

LA CASA TRA LE NUVOLE
romanzo di Laura Moscato




Iniziai a disporre i vestiti nell’armadio quando, all’improvviso, Fabio si avvicinò e mi cinse la vita, facendomi voltare verso di lui.
«È molto bello qui e quel letto sembra molto comodo» mi disse guardandomi con occhi maliziosi.
«Ma vuoi già andare a dormire? Sei così stanco?»
«In realtà avevo in mente qualcos’altro…»
«Qualcos’altro?» dissi facendo finta di non capire le sue intenzioni.
«Sì, per esempio potrei farti un po’ di solletico!» e così dicendo mi buttò sul letto ed io iniziai a ridere scongiurandolo di smetterla.
Incominciò a baciarmi sul collo, ed io mi abbandonai a quei baci, dimenticandomi di tutto il resto.
All’improvviso sentimmo bussare alla porta e, con un certo disappunto da parte di entrambi, andai ad aprire. Certo non mi sarei mai immaginata quello che sarebbe accaduto.
Continuavo ad osservare muta ed inebetita l’uomo davanti a me, mentre lui mi guardava con gli occhi sgranati, incapace di muovere un muscolo.
Com’era possibile che davanti a me ci fosse “quel” Luca? Com’era possibile che il proprietario dell’agriturismo fosse l’unico uomo che in tutti quegli anni avevo cercato di dimenticare senza mai riuscirci davvero?
Eppure lui era lì di fronte a me.

Nessuno dei due parlava, mentre Fabio assisteva alla scena cercando di capire cosa stesse succedendo.