La prima volta
che era entrato in quel faro aveva capito che quello era il posto in cui voleva
vivere. Era stato facile prenderlo in gestione; semplicemente nessuno lo
voleva. Con il passare
del tempo si abituò ad una vita in completa solitudine e prese la consuetudine
di scendere in paese solo quando era strettamente necessario. Graemsay era una
piccola isola che faceva parte delle Orcadi. C’erano ventisei abitanti in tutto, di cui sei bambini. Sull'isola non c’erano scuole, non c’erano negozi e
l’ufficio postale apriva solo tre giorni a settimana. Lyall faceva la spesa una
volta al mese e in quell'occasione si recava con la barca a Stromness, insieme
ai sei bambini che ogni mattina si spostavano per andare a scuola. Il resto lo ordinava
telefonicamente e se lo faceva portare direttamente dal traghetto che
attraccava al porto dell’isola.
sabato 30 aprile 2016
venerdì 29 aprile 2016
Dove vanno a finire i calzini #19
DOVE VANNO A FINIRE I CALZINI #19
Pinco e Pixi sono due calzini. Trascorrono le loro giornate su uno scaffale girevole in un negozio di abbigliamento. Un giorno vengono accidentalmente divisi. Pixi viene catturata da una grande mano e portata in una casa a lei estranea. Questa è la casa di una ballerina e Pixi si ritrova indossata nel piede destro, la musica parte e la danza ha inizio. Pixi viene travolta da queste nuove sensazioni, inizia a sentirsi leggera e ad un certo punto si lascia andare, lasciandosi travolgere dal ritmo delle note. Le sue giornate trascorrono tra lavaggi, stendini e sessioni di ballo. Conosce Jack in uno di quei momenti in cui è stesa ad asciugare. Una sera vede una luce sotto l'armadio, si avvicina e sente una musica martellante. Facendosi coraggio entra. Jack la scorge e si avvicina e le da il benvenuto nel covo dei calzini scartati. I due diventano amici e ogni sera si incontrano al bancone del bar e iniziano a conoscersi, chiacchierando tutta la notte. Jack un giorno le racconta della prima volta che aveva attraversato il filtro e si era ritrovato davanti il mare.
«Il mare? Ricordo che nel negozio in cui sono nata c’era, proprio di fronte allo scaffale girevole, una grande fotografia del mare. Sembrava magnifico!»
«Lo è davvero, sai? Magnifico e terribile allo stesso tempo. Trovarti di fronte al mare ti fa sentire piccolo e indifeso. Ti trovi davanti ad una forza immensa, che non ha paragoni rispetto a nient’altro. Io quella volta rimasi lì ad osservarlo, cercando di capire quant'era grande. Solo che non c’era modo di scoprirlo, non si vedeva la fine da nessuna parte. “Non la vedrai la fine” mi disse una voce dietro di me. Mi ricordo che mi voltai di scatto e che vidi, seduto su un muretto, uno strano essere: il suo corpo era formato da tre gomitoli di diverso colore, le sue gambe penzolavano nel vuoto e il suo sguardo era rivolto all'orizzonte e brillava di una luce particolare. “Scusa non mi sono presentato: io sono Sam, il guardiano del faro.” E fu così che incontrai il mio più grande maestro.»
Jack rimase zitto per alcuni istanti e poi proseguì, volgendo il suo sguardo verso qualcosa che non era tangibile.
«Lo è davvero, sai? Magnifico e terribile allo stesso tempo. Trovarti di fronte al mare ti fa sentire piccolo e indifeso. Ti trovi davanti ad una forza immensa, che non ha paragoni rispetto a nient’altro. Io quella volta rimasi lì ad osservarlo, cercando di capire quant'era grande. Solo che non c’era modo di scoprirlo, non si vedeva la fine da nessuna parte. “Non la vedrai la fine” mi disse una voce dietro di me. Mi ricordo che mi voltai di scatto e che vidi, seduto su un muretto, uno strano essere: il suo corpo era formato da tre gomitoli di diverso colore, le sue gambe penzolavano nel vuoto e il suo sguardo era rivolto all'orizzonte e brillava di una luce particolare. “Scusa non mi sono presentato: io sono Sam, il guardiano del faro.” E fu così che incontrai il mio più grande maestro.»
Jack rimase zitto per alcuni istanti e poi proseguì, volgendo il suo sguardo verso qualcosa che non era tangibile.
mercoledì 27 aprile 2016
La casa tra le nuvole
LA CASA TRA LE NUVOLE
I LIBRI DELLA SECONDA RISTAMPA SONO ARRIVATI!
PRESTO VOLERANNO DAI VOI, MIEI CARI LETTORI!
VOLETE PRENOTARE LE ULTIME COPIE RIMASTE?
mandami un e-mail a questo indirizzo: moscatolaura82@gmail.com
Se vuoi conoscere qualcosa in più sul romanzo clicca qui:
martedì 26 aprile 2016
Vento tra i capelli
Non si era mai fermato in un posto troppo a lungo. Semplicemente
non era una persona che restava. Quando da
piccolo gli chiedevano cosa sarebbe voluto diventare, lui scrollava il capo e
alzava le spalle come se non gli interessasse veramente dare una risposta a
quella domanda. Adesso, che era un ragazzo di venticinque anni, odiava le
categorie. Lui non era ciò che faceva, e il suo animo era continuamente alla
ricerca di qualcosa che non sapeva neanche definire. Negli ultimi cinque anni
aveva svolto tantissimi lavori, dal giardiniere al pescatore, dal muratore al manovratore
di gru. Quando il suo lavoro iniziava a definire ciò che era, semplicemente
scappava e andava alla ricerca di qualcos'altro. In questo momento della sua vita
non gli interessava il futuro e non poteva farsene un cruccio. Aveva imparato a
non ascoltare ciò che dicevano gli altri, prendendo le distanze da un mondo che
non capiva.
domenica 24 aprile 2016
Lezioni di Libertà
LEZIONI DI LIBERTÀ
Sabato pomeriggio. Io e mio figlio Simone siamo in cortile e all'improvviso si avvicina un gatto. Simone inizia a rincorrerlo e il gatto
scappa spaventato.
«Se tu vuoi avvicinarti ad un gatto» gli dico «lo devi fare
con calma, se no lo spaventi.»
Mio figlio fissa i suoi occhioni nei miei e fa un cenno di
assenso con la testa.
Il gatto passa di nuovo nel cortile e si corica vicino al
muretto. Simone si avvicina lentamente e riesce a sfiorargli il musetto con la
mano. Il gatto però si alza subito a inizia a camminare. Simone cammina dietro
di lui, con calma, evitando movimenti bruschi. Il gatto si volta, osserva il
bimbo e si lascia inseguire. Inizia una danza silenziosa e insieme i due
esplorano il cortile, imparando a rispettarsi l’un l’altro.
Io mi siedo sul muretto e mi limito ad osservarli. Ad un certo
punto il gatto si avvicina alla staccionata e cerca di attraversare dall'altra parte. Mio figlio cerca inutilmente di fermarlo.
«Il gatto è un essere libero, non puoi impedirgli di fare
ciò che vuole. Se ha voglia di tornare da te, torna da solo.»
Altro cenno d’assenso.
«Devi imparare a rispettare la libertà degli altri. Non si
può costringere nessuno ad accettare le nostre attenzioni. Anche tu non puoi
essere costretto; anche tu sei un essere libero.»
Mio figlio mi sorride e rivolge di nuovo lo sguardo oltre la
staccionata. Dopo un po’ sbuca di nuovo il gatto e si siede vicino a lui.
«Hai visto? Sei riuscito a conquistare la sua fiducia.» Mio
figlio mi sorride e inizia a giocare con le pietroline osservando, di tanto in tanto, il suo nuovo amico.
Mi allontano un po’ e li lascio soli. Il gatto continua a
leccarsi le zampe e mio figlio osserva le pietroline seduto per terra. Sono
tutti e due concentrati su un’attività diversa ma assaporano entrambi la
reciproca vicinanza.
“Lo scopo di una relazione è scoprire quale parte di voi
stessi vi piacerebbe che venisse allo scoperto, non quale parte di un altro potreste
catturare e trattenere.” Neal Donald Walsch
sabato 23 aprile 2016
Vento tra i capelli
Con un certo
margine d’anticipo, si recò all'aeroporto. Svolte le pratiche di imbarco, si
sedette di fronte ad una grande vetrata da cui si vedevano partire ed atterrare
i diversi aerei. Per la prima volta, nell'arco della giornata, si rilassò e
tirò un sospiro di sollievo. Gli aerei l’avevano sempre affascinata, da piccola
si fermava a guardarli per ore immaginando dove potessero essere diretti. Amava
quando, con la macchina, i suoi genitori passavano vicino ad un aeroporto. Spesso
passavano vicino a Caselle e lì gli aerei per atterrare attraversavano raso
terra l’autostrada. Più di una volta le successe di sentire un forte rombo
invadere il cielo proprio mentre passava vicino alla pista; rimaneva con il
naso appiccicato al finestrino e tratteneva il fiato fino a quando non lo
vedeva sbucare nel cielo. Quando l’aereo passava sopra all'autostrada sembrava un
gigante con le ali e Ilaria continuava ad osservarlo eccitata fino a quando spariva
dietro gli alberi che crescevano vicino alla pista.
venerdì 22 aprile 2016
Dove vanno a finire i calzini #18
DOVE VANNO A FINIRE I CALZINI #18
Pinco e Pixi sono due calzini. Trascorrono le loro giornate su uno scaffale girevole in un negozio di abbigliamento. Un giorno vengono accidentalmente divisi. Pixi viene catturata da una grande mano e portata in una casa a lei estranea. Questa è la casa di una ballerina e Pixi si ritrova indossata nel piede destro, la musica parte e la danza ha inizio. Pixi viene travolta da queste nuove sensazioni, inizia a sentirsi leggera e ad un certo punto si lascia andare, lasciandosi travolgere dal ritmo delle note. Le sue giornate trascorrono tra lavaggi, stendini e sessioni di ballo. Conosce Jack in uno di quei momenti in cui è stesa ad asciugare. Una sera vede una luce sotto l'armadio, si avvicina e sente una musica martellante. Facendosi coraggio entra. Jack la scorge e si avvicina e le da il benvenuto nel covo dei calzini scartati. I due diventano amici e ogni sera si incontrano al bancone del bar e iniziano a conoscersi, chiacchierando tutta la notte.
«La prima volta che attraversai il filtro lo feci per caso» mi raccontò Jack una sera «un lembo della mia stoffa era rimasto incastrato e io mi sentii trascinare verso il basso. Mi spaventai tantissimo; sembrava che le pareti della galleria mi volessero inghiottire, non riuscivo a respirare. Poi all'improvviso una corrente d’acqua mi spinse avanti e io mi ritrovai a galleggiare. Iniziai a guardarmi intorno e l’ansia dentro di me diminuì e incominciai a chiedermi dove fossi finito. Non ebbi il tempo di trovare una risposta, che la galleria terminò e io caddi nel vuoto. Mi ritrovai in una pozza d’acqua, il sole brillava alto nel cielo e io sconvolto osservai ciò che mi circondava. Intorno a me c’era una grande distesa di sabbia che si tuffava in acqua. Muri d’acqua si alzavano impetuosi per poi infrangersi sulla spiaggia, trascinando con sé tutti i sassolini che incontravano. Quella fu la prima volta in cui vidi il mare.»
«Il mare? Ricordo che nel negozio in cui sono nata c’era, proprio di fronte allo scaffale girevole, una grande fotografia del mare. Sembrava magnifico!»
«Lo è davvero, sai? Magnifico e terribile allo stesso tempo. Trovarti di fronte al mare ti fa sentire piccolo e indifeso. Ti trovi davanti ad una forza immensa, che non ha paragoni rispetto a nient’altro. Io quella volta rimasi lì ad osservarlo, cercando di capire quant'era grande. Solo che non c’era modo di scoprirlo, non si vedeva la fine da nessuna parte. “Non la vedrai la fine”mi disse una voce dietro di me. Mi ricordo che mi voltai di scatto e che vidi, seduto su un muretto, uno strano essere: il suo corpo era formato da tre gomitoli di diverso colore, le sue gambe penzolavano nel vuoto e il suo sguardo era rivolto all'orizzonte e brillava di una luce particolare. “Scusa non mi sono presentato: io sono Sam, il guardiano del faro.” E fu così che incontrai il mio più grande maestro.»
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