mercoledì 30 marzo 2016

La casa tra le nuvole


«Io penso che le cose non capitino mai per caso.»
«Quindi non è un caso che adesso io e te siamo qui insieme?»
«Forse no…»
Per almeno dieci minuti rimanemmo in silenzio, seduti uno accanto all’altro.

sabato 26 marzo 2016

La casa tra le nuvole

LA CASA TRA LE NUVOLE
-ROMANZO-




"Bisogna rendersi conto che il futuro dell'uomo non è già scritto e di fronte a noi non c'è solo una via possibile ma tante."


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venerdì 25 marzo 2016

Dove vanno a finire i calzini #15

DOVE VANNO A FINIRE I CALZINI #15


RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

Pinco e Pixi sono due calzini. Trascorrono le loro giornate su uno scaffale girevole in un negozio di abbigliamento. Un giorno vengono accidentalmente divisi. Pinco, con l'aiuto di Drillo, un coccodrillo calzino incontrato nel negozio, si rivolge al saggio Maglius che vive sulla collina degli scaffali. Il saggio gli fa visualizzare il percorso che lo separa da Pixi e i due decidono di seguire il sentiero indicato dal saggio. Devono raggiungere il retrobottega e passare sotto al letto. Drillo, titubante, decide di seguirlo, sperando in cuor suo di poter ritrovare Tigre, la sua compagna di vita. Il mondo sotto al letto è oscuro e terrificante, nido dei terribili Acarix, i mostri della polvere. Ad un certo punto Pinco vede una porticina e spiega a Drillo verso quale direzione devono andare. Attraversano la porticina ma un batuffolo di polvere rimane impigliato nella coda di Drillo. Tra gli strepiti generali del coccodrillo, Pinco si rende conto che è solo un cucciolo e che è innocuo. Avvicinandosi con calma, riesce a conquistare la sua fiducia. Il piccolo dice di chiamarsi Baffy e rivela di essersi perso. Pinco lo prende in braccio e lui si addormenta, sentendosi al sicuro.

EPISODIO 15 - LA FORESTA DI VESTITI -

Mi inoltrai nella foresta di vestiti con Baffy addormentato in braccio. Drillo mi seguì in silenzio. Gli alberi di guanti erano avvinghiati l’uno all'altro e per procedere bisognava aprirsi un varco tra un ramo e un altro. Sciarpe rampicanti si attorcigliavano ai tronchi degli alberi e ai rami, creando un paesaggio surreale. Berretti cespugliosi pieni di spine crescevano sul sentiero o obbligavano i due calzini a lunghe deviazioni.
«Pinco, noi stiamo camminando, ma ce l’abbiamo una direzione? A me questi posti sembrano tutti uguali.»
Mi fermai e osservai il mio amico:
«Finalmente ti degni di parlarmi» dissi scrutandolo in volto.
«Maglius mi ha fatto visualizzare questo posto» aggiunsi «dobbiamo seguire il sentiero lungo il tappeto. La vedi la stradina bianca tra la vegetazione? Ci condurrà fuori dalla foresta. Dobbiamo solo avere pazienza e non perderci d’animo.»
Drillo tranquillizzato mi sorrise e io lo ricambiai. Spostai un ramo e proseguii avanti. Drillo mi seguì, smettendo di lamentarsi.
Dopo due ore arrivammo in una radura e ci accampammo per la notte. Baffy aprì gli occhi non appena cercai di metterlo a terra. All'istante iniziò a piangere:
«Avrà fame» disse Drillo.
«Sì, probabile. Ma cosa magia un Acarix?»
«Non ne ho la più pallida idea.»
Io e Drillo ci guardammo preoccupati senza sapere cosa fare. Il pianto divenne ancora più assordante. All'improvviso, con la coda dell’occhio, scorsi un movimento in un cespuglio vicino. Il mio cuore mi balzò in gola e i miei occhi si dilatarono per la paura: non eravamo soli in quella foresta.


giovedì 24 marzo 2016

Profumo di mare

PROFUMO DI MARE



Aprile è alle porte. Il sole brilla alto nel cielo e fa uno sgambetto all'inverno ormai lontano. La luce si riflette nell'acqua del mare. I gabbiani gridano in cielo e si fermano sugli scogli ad osservare il fondale. Le onde si infrangono sul bagnasciuga, sono schiumose e piene di vigore. I colori sono accesi, l’azzurro del cielo si mischia con il blu del mare, le nuvole bianche colorano l’orizzonte e le vele delle barche si stagliano come macchie di luce. I raggi del sole mi accarezzano lievemente, riscaldandomi. Piano piano i pensieri della mia mente se ne vanno e inizio a rilassarmi, lasciandomi invadere dal profumo di salsedine.
Mi guardo intorno. Il mare d’inverno si è riappropriato della sua spiaggia e l'ha lasciata disponibile a tutti quelli che hanno voglia di giocare con lui. I cani corrono liberi sulla sabbia e si fermano all'improvviso per scavare una buca; i bambini giocano scalzi e con i giubbotti aperti, le persone si sdraiano sugli asciugamani e leggono, lasciandosi guidare dal silenzio perfetto che li circonda.
Un bambino gioca vicino all'acqua. Ad un certo punto si avvicina una bimba con la gonnellina a scacchi e i collant rossi.
«Bimbo, vuoi giocare con me? Guarda cos'ho trovato.» In mano ha una pietra rotonda tutta nera. Il bimbo la guarda, le sorride e la prende per mano. Saltano nella risacca, e si bagnano i vestiti, incuranti di ogni raccomandazione.
«Guarda, adesso fermo il mare.» La bimba si concentra, allunga il braccio e con la mano tesa fa finta di fermare la corsa delle onde. Sembra che per un istante il mare si fermi davvero.
«Tiriamo le pietre in acqua, ok?»
«Ma al mare facciamo male se gli tiriamo le pietre?»
«No, al massimo gli facciamo solletico.» I due bimbi si mettono a ridere e tutti si fermano un attimo a guardarli, rapiti dalla loro bellezza.
Non manca niente a questo istante. È perfetto così com’è.

mercoledì 23 marzo 2016

La pace raccontata ai bambini

LA PACE RACCONTATA AI BAMBINI



Oggi i bambini sono arrivati al centro, si sono seduti per la merenda e subito ci hanno chiesto:
«Avete visto cos'è successo?».
«Ci sono stati tanti morti? Ma perché?».
La mia collega inizia a ripercorrere tutti i fatti successi e io mi soffermo ad osservare gli occhi dei bimbi che si dilatano, cercando di capire.
«Adesso scoppierà la terza guerra mondiale»,ci dice un bimbo come se questo fosse per lui un dato certo.
«Sai che cos'è una guerra mondiale?», gli chiedo.
Il bambino mi fece no con la testa e poi aggiunge:
«No, ma mi fa tanta paura lo stesso».
Fu in quel momento che mi resi conto che troppe volte diamo per scontato che i nostri bimbi siano grandi abbastanza per comprendere le vicende del mondo. In realtà loro assimilano tutto quello che diciamo anche senza comprenderlo. I bambini, oggi più che mai, hanno bisogno di spiegazioni chiare, di persone adulte che si fermino a spiegare quello che non capiscono e che prestino ascolto alle loro domande e alle loro paure nascoste.
«Cosa possiamo fare noi?», mi chiede una bambina con una voce sottile sottile.
«Portare luce nella vostra vita. Il rispetto, la condivisione, l’amicizia, l’accettazione di chi è diverso da noi, l’accoglienza sono le nostre armi migliori. Il terrorismo e la guerra sono il contrario di tutto ciò. Se nel vostro piccolo cercherete la luce, anche il mondo potrà averne dei benefici», le rispondo.
Come si fa a spiegare la guerra e il terrorismo ai bambini? Credo ci sia un unico modo: raccontando loro che cos'è la pace.

Io scelgo di rallentare

IO SCELGO DI RALLENTARE


Da un po’ di giorni mi sento strana, come una foglia sospinta dal vento che sbatte di qua e di là, senza trovare la giusta direzione dove andare. A volte voglio fare troppo e vivo in corsa, dimenticando quali sono le cose che contano.

Credo che sia arrivato il momento di rallentare, di ridefinire le mie priorità. 

Io sono una persona fortunata perché mi trovo esattamente dove vorrei essere. Ho una famiglia bellissima, un lavoro che amo e che ho scelto e riesco a trovare il tempo per leggere e per scrivere. Se dovessi valutare la mia vita in questo momento so che non saprei cos'altro aggiungere.
Il problema è che sono sempre di corsa. Spesso fatico a concentrarmi sul presente e la mia mente si proietta istintivamente  sull'attività successiva, perdendomi il bello di quello che sto facendo. Leggo e penso che dovrei scrivere, scrivo l’articolo per il  giorno successivo e penso che sono in ritardo per condividere quello di oggi, condivido l’articolo del giorno e penso che dovrei già svegliare mio figlio per portarlo all'asilo. Corro sempre ultimamente e, a volte, ho la sensazione di non raggiungermi mai; appena c’è qualcosa che non va secondo i miei piani mi scoraggio e nel badare all'ansia che mi prende, perdo altro tempo.
Bene, è arrivato il momento di rallentare e di rivedere le miei priorità. Se non riesco a fare tutto, devo scoprire ciò a cui non voglio rinunciare. Inizio a togliere da me tutte le distrazioni che invadono la mia mente, lasciandomi spossata: quante copie venderò del mio libro, quante persone riesco a raggiungere con i miei post, quanti sono gli ingressi nel mio blog. Con i numeri non ho mai avuto un bel rapporto. Provo a non prestare loro più attenzione del necessario. Già mi viene da tirare un bel sospiro di sollievo. Io amo scrivere e farò di tutto per diffondere le cose che scrivo, mettendole a disposizione degli altri. Ultimamente però mi sono accorta che sono poche le persone che hanno la costanza di leggere i miei racconti fino alla fine. Tale consapevolezza mi ha un po’ scoraggiata. Ho deciso però di dedicare il tempo che prima utilizzavo per controllare i numeri a migliorare ciò che scrivo, ad informarmi e a cercare ispirazione nella vita. Decisamente questa scelta mi fa stare meglio.
Amo il mio lavoro da educatrice e penso che non potrei mai rinunciare ad esso. Le cose da programmare però sono sempre tante e a volte le preoccupazioni mi portano lontano dai bambini. Per fortuna sono loro a chiedermi attenzioni e a riportarmi sul qui e ora. Lavorare con i bambini è una grande fortuna. Loro hanno la capacità di non farmi pensare ad altro. Per giocare con un bambino devi esserci totalmente e la mente non può essere altrove. Chissà quante volte mi sarei già persa se non avessi loro! Se non riuscirò a programmare tutto nei  minimi dettagli, mi concentrerò su ciò che posso fare, non su ciò che dovrei fare.
Dopo un’intera giornata di lavoro arrivo a casa stanca e provata. A volte non ho più energie e vorrei solo coricarmi sul divano e rilassarmi. Però la sera è l’unico momento in cui posso stare con mio figlio e mio marito. Vorrei poter dare loro di più ma i miei occhi spesso si chiudono. È a causa della consapevolezza di non dare loro abbastanza che l’ansia ritorna a farsi sentire. Credo che il punto cruciale sia proprio questo. Scelgo di rallentare su tutto il resto e lo faccio per loro, per avere ancora delle energie di qualità da dedicare.
Ieri mattina stavo cercando di modificare un’immagine. Il programma di grafica non mi permetteva di ottenere un risultato pulito e mi iniziavo ad irritare perché non riuscivo ad ottenere un risultato accettabile. Mio figlio era seduto vicino a me. Mi ha guardato un po’ e poi mi ha detto: «Mamma se questo ti fa arrabbiare, vieni a giocare con me e lascialo perdere.» Mi sono fermata ad osservarlo e ho capito che, nella sua ingenuità, mi stava insegnando qualcosa di importante.


Quanto tempo perdiamo per cose inutili? Cerchiamo di essere perfetti e intanto la vita ci scorre davanti e noi neanche ce ne accorgiamo. Io scelgo di rallentare e scelgo le persone. Il fondo delle mie energie lo lascio per il resto, non per quello che conta di più di tutto.